Nissan Fairlady: auto modesta ma con grandi potenzialità

La Nissan propone la serie nel 1969 con l'intento di creare un'auto sportiva di lusso (come alcuni possono evincere dal nome "bella donna").


La storia comincia negli anni 60 quando la Nissan prova la collaborazione con Yamaha, con questa la casa voleva proporre nuovi modelli. La Nissan però preferì troncare la collaborazione perchè alcuni punti del progetto non andavano bene come ad esempio il motore Yamaha (la Yamaha poi andò a collaborare assieme alla Toyota contribuendo alla progettazione della splendida GT2000).
La casa automobilistica giapponese non abbandonò affatto quella che doveva divenire un'auto sportiva a due posti a prezzi accessibili.

Nissan/Datsun 240Z
Nasce quindi la prima di una lunga generazione di auto che hanno appassionato moltissime persone allo stile Nissan e alla Fairlady (più comunemente detta "Nissan Z").
Nel 1970 viene presentata la 240Z (S30) con delle linee nuove che si distaccavano notevolmente da quelle delle muscle car americane(linea molto tipica delle Datsun Sport roadster) e con motorizzazioni relativamente di piccola cilindrata: è presente la versione per il mercato americano con un motore L6 (6 cilindri in linea) da 2.4 litri a due carburatori con una potenza di 151 CV (113kW) e quella per il Giappone dotata di un SOHC L6 da 2 litri ​​che
Motore GTR2000 nella Z432
produce 130 CV (96 kW), per il giappone però è presente anche una versione speciale a Z432 (PS30) che ha lo stesso motore L6 S20 2 litri DOHC della Nissan Skyline GT-R 2000 da 160 CV (118kW), la versione giapponese JDM aveva il distintivo stemma Fairlady Z sui parafanghi inferiori con il distintivo numero 432 sopra (la denominazione 432 sta per 4 valvole, 3 carburatori, e 2 alberi a camme).
Nel 1974 viene rilasciata la 260Z (come suggerisce il nome è dotata di propulsore da 2.6 litri), sebbene in questa versione il motore sia più grosso la potenza non è aumentata , aggirandosi attorno ai 140 CV negli stati uniti, in altre aree geografiche invece (dove il motore non ha subito modifiche agli alberi a camme, carburatori, alla compressione per conformarsi alle nuove normative sulle emissioni) la potenza arrivava a 154 CV (113 kW).
Qualche anno dopo solo nel nord America venne messo a disposizione un nuovo modello più lussuoso e potente la 280Z con motore da 2.8 litri e con un sistema di iniezione Bosch (che sostituiva i precedenti carburatori SU) e con ciò la potenza arriva a 170 CV (127kW). È bene non confondere la 280Z con la successiva ZX che appartiene ad una nuova generazione che parte dal 1978.


Nissan/Datsun 280ZX

Con la 280ZX comincia la seconda generazione, questa è caratterizzata da un complessivo miglioramento negli interni e nelle rifiniture, rendendo l'auto più lussuosa per soddisfare le crescenti esigenze dei consumatori, venne aggiunto inoltre un hardtop e due nuove motorizzazioni un turbo 2,8 litri L28 L6 da 180CV (130 kW) e con una coppia di 275 N·m, e una versione più tranquilla con un motore ad aspirazione naturale da 135 CV (101 kW) e 195 N·m di coppia.





Nissan 300ZX SS



Nel 1984 si ebbe una svolta, una decisione che caratterizzò tutte le generazioni fino a quella odierna, si tratta dell'utilizzo di un motore a V e non più in linea, introducendo quindi la nuova serie Nissan con motore V6 da 3.0 litri, soprannominato VG. Disponibili sia VG30E aspirato e turbocompresso VG30ET producendo 160 e 200 CV (120 e 150 kW) rispettivamente, anche se alcuni VG30ET che alimentavano la serie Z producevano 228 CV (170 kW) a causa di modifiche legate a vincoli sulle emissioni meno restrittivi. Il motore comunque poteva dare ancora qualcosa, infatti nel mercato giapponese l'auto aveva qualche cavallo extra. La 300ZX Z31 divenne una vetture con degli standard, quali raffinatezza degli interni, tenuta e accelerazione (anche la linea non è stata trascurata, anche se con un profilo simile alle precedenti si differenzia per un design più attuale per l'epoca con linee cuneiformi e paraurti e luci più attuali), molto elevati che le hanno permesso di raggiungere livelli di vendita pari a 70000 unità.
Nel 1985-1986 il modello viene rivisto con aggiornamenti tra cui un turbocompressore raffreddato ad acqua, fanali posteriori affumicati, paraurti in tinta con l'auto, passaruota svasati, pannelli laterali posteriori progettati appositamente per deviare al meglio l'aria. Nella versione turbo non può mancare la piccola feritoia sul cofano sul lato conducente per far entrare aria fresca per il motore. Tra il 1987 e 1988 altre modifiche furono fatte per adeguare il modello al veloce invecchiamento, ad esempio vennero ridisegnati i paraurti anteriore e posteriore e le nuove luci posteriori, al motore invece il turbocompressore è stato cambiato dal turbo Garrett T3 ad un T25, in modo da avere una minore inerzia e tempo di spool fornendo una spinta immediata a qualsiasi regime di giri utilizzabile. Una edizione speciale, la "Shiro Special" (SS), rilasciata nel 1988, disponibile solo in bianco perla (shiro significa "bianco" in giapponese)e comprende indicatori analogici e climatizzatore con interno nero, sbarre di ondeggiamento più rigide, molle più rigide, sedili speciali (Recaro), un differenziale a slittamento limitato, e un splitter anteriore. 


Nissan 300ZX Z32

Nella 300ZX Z32 l'unica cosa che è rimasta invariata rispetto alla precedente generazione Z31 è il motore V6 da 3,0 litri, ora con doppio albero a camme (DOHC), fasatura variabile delle valvole (VVT) e ben 222 CV (166 kW) con una coppia 268 N·m nella versione aspirata. Ma i veri  appassionati aspettavano l'uscita della turbo, ora con due turbocompressori Garrett e dual intercooler. L'auto quindi aveva a disposizione ben 283 CV (208 kW) e 384 Nm di coppia. Le prestazioni in accelerazione sono molto buone, circa 6 secondi per raggiungere i 100 km/h (la versione ad aspirazione naturale impiega 7 secondi) con un velocità massima di 250 km/h autolimitata. L'impianto frenante comprende dischi anteriori autoventilati 280x30mm con ABS e pinze a 4 pistoncini, e dischi posteriori ventilati da 11.75" e pinze a doppio pistoncino.
Alla sua uscita, la nuova 300ZX è diventata un successo immediato, vincendo il "Motor Trend" di "Import Car of the Year" nel 1990 e "Uno dei Top Ten Performance Cars".




La Z32 venne sviluppata tramite un software CAD che ha permesso di inserire nuovi dispositivi e ottimizzare lo spazio, sui modelli Twin Turbo infatti venne montato il sistema a quattro ruote sterzanti Super HICAS (usato anche nella Nissan R34). La linea era stata totalmente adeguata agli standard degli anni 90 con curve molto dolci e un profilo da vera auto sportiva. Le 300ZXs erano disponibili con T-top, ma ci sono stati alcuni hardtops rari (conosciuta come "slicktops").

Nissan concept 1999





Durante l'attesa per la generazione successiva Nissan ha lanciato una concept car al 1999 North American International Auto Show, un ritorno all'originale, praticamente una reinterpretazione in chiave moderna della 240Z, inoltre era perfettamente funzionante, con il 2.4 litri KA24DE 4 cilindri in linea con 200 CV (150 kW) e 244 N·m di coppia.



Nel 1999 la società francese Renault ha acquistato il 44,4% di Nissan,  la Renault è diventata chief operating officer Nissan. Nel 2001, quando Carlos Ghosn è diventato amministratore delegato disse ai giornalisti: "Costruiremo noi la nuova Z".
Nissan Nismo 350Z

L'8 gennaio del 2001, Nissan ha presentato la 350Z detta anche Z33, debuttando al "North American International Auto Show" di un arancione brillante che ha subito attirato l'attenzione. Lo stile è il risultato di una competizione tra Giappone ed Europa, e studi di design americani, usando come punto di riferimento per quest'auto la Porsche Boxter.
Nell'estate del 2002, la 350Z viene commercializzata con un poderoso motore 3.5 litri DOHC V6 denominato VQ35DE trovato in più automobili Nissan(tra cui la Skyline e Pathfinder),motore che inizialmente erogava 287 CV (214 kW) e 371 N·m di Coppia, ma nel 2005 è stato portato a 300 CV (220 kW) e 353 N·m di coppia; accoppiato a uno un cambio manuale a 6 marce o automatico a 5 marce. La coupé 350Z è disponibile in 5 allestimenti che variano dal più standard a quello più performante con assetto da pista.
Il modello base 350Z, rispetto ai pacchetti più costosi, è privo di differenziale autobloccante e di
sistema di controllo della trazione. Touring e Grand Touring modelli entrambi dotati di sedili in pelle, equipaggiate con sistemi di intrattenimento Bose, navigazione satellitare opzionale, VDC (Vehicle Dynamic Control), mentre i modelli Gran Turismo hanno ruote forgiate in lega leggera, l'impianto frenante Brembo che si trova anche nei modelli Nismo. Nel 2007, Nissan presenta il modello Nismo cerchi Rays alleggeriti, e gli interni essenziali, ma ha aggiunto un body kit aggressivo, alberi a camme rivisti, uno scarico sportivo Nismo , spoiler anteriore e posteriore e diffusore posteriore, e un impianto frenante Brembo che vanta all'anteriore quattro pistoncini per pinza e sulle posteriori  due pistoncini.

Nissan 370Z

L'ultima generazione di Fairlady (si spera non sia l'ultima) riprende le linee della precedente e mette assieme un'auto dalle linee irresistibili a delle prestazioni che arrivano a livelli mai toccati dal modello. Il 30 dicembre 2008, infatti, la 370Z viene presentata come nuovo modello per il 2009.
La 370Z (Z34) è ora alimentata da un motore V6 da 3.7 litri di produzione Nissan, il VQ37VHR. La potenza di questo propulsore ad aspirazione naturale varia da 330 a 350CV con una coppia massima di 373 N·m, a seconda del mercato e la variante. Grazie a questo motore la 370Z va da ferma a
Nissan 370Z Nismo 2009
100km/h in 5 secondi. L'auto è disponibile con un cambio manuale a sei marce o uno automatico a sette marce con levette al volante. La nuova 370Z viene proposta anche nella versione Nismo e roadster. Per quanto riguarda la versione Nismo essa riporta tutti i punti di forza della Nismo 350Z
in questa versione introducendo però un cambio a sei marce il quale è il primo cambio manuale con
un sistema SynchroRev Match, che regola automaticamente l'acceleratore in base al numero di giri e la trasmissione durante la scalata, ottenendo così lo stesso effetto della tecnica punta-tacco usata dai piloti professionisti durante la scalata. L'areodinamica della versione Nismo è stata curata dalla Autech.

Nissan 370Z Nismo 2015

Honda S2000: Nihon no kessaku




S2000 Spoon Hardtop
Capolavoro Giapponese, ecco il significato del titolo. 
Un'auto dalle doti incredibili capace di dare molte emozioni, immancabilmente con il vento tra i capelli. Partiamo come sempre parlando del design dell'auto che si presenta estremamente filante e pulito. Le linee sono semplici senza fronzoli, eppure riescono a catturare gli occhi delle persone molto bene. Il muso è basso e affilato, come quello di uno squalo pronto a divorare l'asfalto. Il retro invece presenta dei fanali dalla forma molto particolare ed aggressiva accompagnati da due tubi di scarico cromati che "bucano" il diffusore. Senza tetto l'auto presenta una linea affascinante, degna delle spyder del passato. Da coperta invece ha una linea completamente differente e, da un certo punto di vista, modulabile visto che si può scegliere tra l'hard top e il soft top in tela. Non mancano inoltre hard top aftermarket come quello della Spoon e della Mugen.
S2000 Mugen Hardtop
Approfondendo sull'argomento soft top, possiamo dire che è ben costruito e non presenta particolari problemi con il passare del tempo per quanto riguarda l'affidabilità, inoltre, siccome è dotato di un motore elettrico per le operazioni di apertura e chiusura è molto veloce e pratico. Ultima cosa riguardo al design è l'estremo grado di personalizzazione raggiunto da questo piccolo bolide, che viene reso ancora più bella e aggressivo dagli appassionati, i quali aggiungono numerose modifiche che vanno dai cerchioni ai fanali fino agli aerokit sportivi.



L'F20C dotato del sistema VTEC
Cominciamo ora a parlare del vero punto forte dell' Honda S2000: la meccanica, che trova la sua punta di diamante nell'eccezionale motore VTEC. Il motore rappresenta un concentrato di tecnologia e passioni che l'Honda ha sfruttato al meglio, portando il progetto a vincere per 4 anni di seguito il premio engine of the year. L'F20C (sigla ufficiale del motore) è un propulsore di 2 l di cilindrata dotato della ragguardevole potenza di 240 CV. Una quota altissima visto che il suddetto motore non è dotato di turbo. Il dato che rappresenta tutto ciò è 120 cv/l che è il secondo risultato migliore dopo la 458 Speciale del 2014. Ma siccome stiamo parlando di Honda le sorprese non sono finite. Essendo un motore Vtec può vantare la classica dote di raggiungere una quota inimmaginabile di giri: 9150rpm. La ciliegina sulla torta è rappresentata dal sound che ha dei cambi di tonalità a dir poco eccitanti, infatti, fino a quota 5500rpm il sound è basso e cupo per poi cambiare improvvisamente e diventare squillante fino a alla quota massima di giri. Specifichiamo ora sul telaio, che non perde rigidità torsionale dato che l'S2000 è stata concepita fin dall'inizio come vettura scoperta. I freni invece non sono proprio all'altezza della macchina, un pò sottodimensionati rispetto alle reali necessità. 


Gli interni della vettura sono molto essenziali, ma nonostante ciò risultano ergonomici, dove spicca il cruscotto digitale, simile a quello montato nelle vetture da gara. La posizione di guida è abbastanza agevole e i sedili contengono molto bene in curva. Il punto debole è rappresentato dalla scomodità, visto che i sedili e l'assetto sportivo si fanno sentire nelle strade poco curate, ma non essendo una citycar sono dei problemi accettabili, colmati, come detto in precedenza, dalle emozioni che regala quest' Honda. Parliamo infine della qualità dei materiali e dell'assemblaggio. Nel primo caso a parte i sedili in pelle, non troviamo dei materiali di alta qualità come l'alluminio, ma della semplice plastica. Se la qualità dei materiali è discreta, l'assemblaggio invece è di ottima fattura. 


S2000 CR
Per finire parliamo dei modelli speciali nati attorno a questa vettura, che sono numerosissimi. Quelli ufficiali Honda con le versioni R&J(versione nata per onorare l'operato Honda nel campionato mondiale di Formula 1 che riporta al suo interno le vere firme dei 2 ex piloti Honda Rubens Barrichello e Jenson Button), CR (Club racer,versione più estrema e spinta dell' S2000, dotata di pneumatici e motore diversi) e Mugen (dotata di migliorie al propulsore e ad altre componenti anche grazie all'uso del carbonio) o e gli innumerevoli modelli creati dagli elaboratori giapponesi come ad esempio: Spoon, AEM, Amuse, Opera performance, ecc... 
S2000 R&J
S2000 R&J

Questa vettura è uscita di produzione nel 2009 dopo ben 11 anni di "servizio" nelle piste e nei garage degli appassionati, che l'hanno resa una pietra miliare della sportività a costi accessibili. In conclusione, l' S2000 rappresenta un'icona dell'automobilismo moderno giapponese quasi alla pari dei modelli GT-R ed è destinata a diventare velocemente un classico dell'automobilismo vista la sua grande importanza a livello tecnologico. Lunga vita all' S2000 e a tutte quelle vetture sportive, che fanno passare tanti bei momenti agli appassionati.

Mclaren P1: L' Hooligan delle Hypercar

Ecco la P1 in gita al Nurburgring
Per chi non lo sapesse, gli Hooligans erano quei tifosi di calcio inglesi che negli anni '70 e '80, alla fine delle partite, andavano a combinare disastri per le vie delle città; erano i ribelli dello sport. L' equivalente automobilistico di quei tifosi è proprio la Mclaren P1, e continuando a leggere l'articolo capirete perché.

Nel nostro blog abbiamo parlato in precedenza delle sue rivali: Ferrari LaFerrari e Porsche 918; entrambe auto velocissime, questo non si mette in dubbio, ma non estreme come si può immaginare. Auto con 800 o 900 cv, ma in un certo qual modo semplici da guidare, più simili a una berlina che ad un'auto da corsa. Ecco cosa non è la Mclaren; è il loro esatto contrario. Scorbutica, indomabile, diabolica e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Cominciamo parlando del suo cuore: prendete il motore della MP4-12C e portatelo a quota 737 cv grazie alla modifica dei turbo. Potrebbe bastare dato che la sua precorritrice, la leggendaria Mclaren F1, aveva un motore V12 con 627cv che la rendeva l'auto più veloce del mondo. Alla casa di Woking hanno detto di no ed hanno aggiunto un propulsore elettrico che aggiunge 179 cv, portando il totale a 916 cv. Meno della ferrari, questo è vero, ma non pensiate che venga battuta molto semplicemente. Solo per precisare, il motore elettrico è spinto da 6 moduli di batterie che possono essere ricaricate dalla rete elettrica o direttamente dal V8.


Passiamo ora a ciò che tiene assieme l'auto: il telaio. Nella fattispecie un monoscocca, ormai usatissimo nelle Super e Hypercar, in fibra di carbonio denominato MonoCage che però presenta un particolare abbastanza inedito: nel telaio infatti sono implementate sia le prese d'aria, sia il tetto. Ciò lo rende estremamente rigido come lo si può capire da un numero: 5000 gigapascal. Il peso di tutto questo complesso in carbonio è di 90 kg che rende il veicolo più leggero, grazie anche all'adozione di stratagemmi per limare il peso come ad esempio gli interni in carbonio che non presentano lo strato superiore di resina trasparente oppure il parabrezza studiato in modo da togliere altri 3,5 kg, in confronto a quello della 12C. Potrebbero sembrare piccolezze, ma se si pensa che alla Porsche hanno deciso di sostituire lo stemma in alluminio con un adesivo nella loro 911 gt2 rs per risparmiare peso, questo fa pensare quanto i produttori siano accaniti nel togliere anche solo pochi grammi. 


Stilisticamente parlando, a mio parere, non siamo di fronte ad un'auto di assoluta bellezza, ma da questo punto di vista tutto è soggettivo. In realtà la sua linea è stata studiata all'interno della galleria del vento per riuscire a sfruttare ogni millimetro cubo d'aria. La P1 infatti fende l'aria come fosse burro, ma allo stesso tempo riesce a raggiungere dei picchi di portanza impressionanti. Basti pensare che la punta massima di portanza al posteriore è di 600 kg. Cioè è come correre con un'auto da F1 in cima all'alettone!



Per finire, non posso non parlare degli interni: come per le sue rivali, anche Mclaren ha optato per la fibra di carbonio in gran quantità, e come accennato in precedenza questa fibra è senza lo strato lucido che la rende più grezza, ma che dà un senso di oscurità agli interni. Questa oscurità viene squarciata dallo schermo presente nel tunnel centrale, dalla quale si possono comandare buona parte delle funzionalità dell'auto.

Toyota Supra: La sportiva di casa Toyota

L'auto si presenta con una linea dolce, molto sinuosa, piena di curve e gradevole alla vista; ma sotto quel cofano c'è un motore tutt'altro che delicato. 
Toyota Supra 4° generazione 

 Prima di parlare dell'auto qui sopra è bene accennare qualcosa sulle sue precorritrici. Per quello che riguarda la prima generazione (1981) va detto che fu pensata come modello di lusso della Toyota Celica e che tale modello venne dotato di un propulsore 2,8 litri e uno spoiler posteriore(A40). La seconda invece venne lanciata nel mercato solo due anni dopo della prima rivoluzionando la linea con dei nuovi fari a scomparsa (viene chiamata anche A60). 
Toyota Supra Turbo A
La terza fu la generazione (A70) che cambiò le carte in tavola perchè fu in questa che la supra fu un modello vero e proprio che non aveva niente a che fare con la Celica, questa monta un propulsore chiamato 7M da 3 litri turbo che eroga 230 CV e 320 Nm circa di coppia sulla trazione posteriore; la meccanica viene presa dalla Toyota Soarer e le sospensioni dalla Toyota GT2000. in breve tempo
vengono messe sul mercato delle versioni come la GT limited (dotata di un propulsore 7M-GTEU DOHC24 turbo dalla potenza di 240 CV con 342 Nm di coppia e un novo impianto frenante con quattro freni a disco autoventilati), la Turbo A (introdotta per ottenere l'omologazione al JGTC, viene dotata di un motore 7M-GTEU 3.0 turbo da 270 CV, di pneumatici maggiorati e di sospensioni rinforzate), la Turbo R (con motore da 2.5 litri biturbo gestito da un cambio manuale a sei marce erogava la potenza di 280 CV con coppia di 362 Nm, la Turbo R viene equipaggiata con differenziale Torsen, sospensioni Blistein, sedili Recaro, volante Momo e un nuovo frontale con prese per l'aria per raffreddare l'impianto frenante) solo per il mercato nipponico. Negli anni successivi al 1987 la dotazione della vettura è stata ampliata, sono stati introdotti l'ABS , il TEMS (Toyota Electronically Modulated Suspension, sistema di regolazione elettronico delle sospensioni) e l'ACIS (Acoustic Controlled Induction System), inoltre venne implementato un sottotelaio.

Tipico esempio di come questa auto se modificata con accortezza possa risultare stupenda

Nel 1993 la storia cambia con la quarta generazione che essendo una rivale delle Nissan Skyline, della RX7, della NSX ha bisogno di un propulsore più potente e la Toyota decide di optare per il 2JZ da 3 litri DOHC a sei cilindri in linea biturbo che eroga 280 CV e una coppia di 431 Nm (ma come sempre con qualche piccola modifica si arriva velocemente a più di 300CV), mentre per chi volesse un motore più tranquillo può scegliere la versione aspirata del medesimo da 225 CV; questi propulsori sono gestiti da diversi tipi di cambio Getrag, uno automatico a 4 marce o uno manuale a 6 rapporti. Nella versione più potente (la biturbo) l'accelerazione da zero a 100 km/h è di poco sopra i 4,5 secondi e la velocità massima è pari a 250 km/h (autolimitata). Le sospensioni hanno uno schema a doppio triangolo sulle quattro ruote; gli interni diventano sportivi per rimanere in tema con l'auto. La Supra è caratterizzata da un ABS con controllo di imbardata e un sistema di sensori individuali in base al quale i freni sono controllati individualmente a seconda della velocità e dell'angolo. Questo ha permesso alla Supra di registrare uno spazio di frenata di 45 m da 113 km/h a zero; questo record è stato battuto nel 2004 da una Porsche, la Carrera GT, che lo fa in 44 m.

Non possono mai mancare le versioni elaborate e in questo la TRD (Toyota Racing Developmen) fa sempre un egregio lavoro, si tratta di una versione ad alte prestazioni della Supra, denominata TRD 3000GT, l'auto risulta più larga di 50 mm rispetto alla vettura standard per via dei rigonfiamenti apportati ai paraurti che alloggiano nuovi pneumatici allargati; lo spoiler posteriore include diffusori da corsa e un alettone regolabile; sono state inserite nuove sospensioni sportive irrigidite per migliorare la manovrabilità ed è stato installato un nuovo terminale di scarico sportivo. 


Gli appassionati stanno ancora aspettando la nuova Supra e a proposito di questo la gente pensa che la nuova supra possa essere la FT-1(auto di cui si sa poco ma è stata concepita sulle orme della 2000GT, la Supra e la MR-2), ma ci sono ancora le idee molto confuse perché si vedono girare numerosi concept, speriamo che si abbiano informazioni più attendibili per ora l'unica attendibile è quella di casa Toyota (la nuova Supra potrebbe essere alimentata da un 3.5 litri V-6 ibrido da oltre 400 CV); ci sarà da aspettare ancora un pò...
Concept Supra (Toyota FT-HS)

Rolls Royce Wraith: La Rolls più sportiva mai creata




Il nome esatto si pronuncia "reith"!. E significa Apparizione, a  certe persone potrebbe sembrare un po' esagerato come nome, ad altri (come me) lo trova abbastanza affascinante. Riassume tutta l'essenza di un marchio noto e prestigioso come la Rolls-Royce. Un marchio inglese che dal 1904 costruisce solo auto importanti e lussuriose, fatte apposta per meritare quel nome e quel fantastico stemma lo "spirit of ectsasy".

Spirit of Ectsasy


Basta parlare di generalità come nome o storia del marchio, parliamo invece di questo nuovo ed affascinante modello, anche se l'aggettivo affascinante non lo ritengo il più appropriato, direi piuttosto sportivo. Proprio così, la wraith è il modello più veloce e sportivo che la Rolls-Royce abbia mai creato. Una Rolls dalla linea filante e dinamica, senza togliere niente ai bellissimi particolari tipici delle "Rolls" (come l'impronta del cofano e della mascherina).


La Rolls Wraith al salone di Ginevra

Cominciamo quindi parlando del propulsore, premendo il tasto d'accensione, mettiamo in moto niente meno che un V12 biturbo che si accende con grande vitalità. La cilindrata è di 6.6 litri ed eroga 632 cv (il motore più potente mai montato su una rolls-royce), questo propulsore è di derivazione Bmw, infatti questo V12 biturbo 6.6 litri è lo stesso montato anche nella Bmw 760Li. Per fare un esempio pratico della maggior potenza di quest'auto, la paragoniamo alla sua antecedente ossia la Ghost che produceva 570 cv con un peso di 2360 kg, rispetto ai 632 cv con 2400 kg di peso quindi un rapporto peso/potenza leggermente più basso ma che fanno acquistare all'auto una sportività maggiore.



Grazie agli 800 Nm di coppia inviati alle ruote posteriori, questa Rolls stacca lo 0-100 Km/h in 4.6 sec. diventando la più veloce dell'intera gamma Rolls-royce, con una velocità di punta autolimitata (elettronicamente) a 250 Km/h. In sostanza grandi prestazioni per un'auto che pesa 2400 kg.




Le recensioni di questa Rolls parlano chiaro, è fantastica! Di certo non è un'auto da track day anche se è veloce, ma quella sensazione che da l'handling Rolls-Royce non la può dare nessun altra auto, come la famosa sensazione di "scivolamento" alla partenza. Nel concepimento di quest'auto sono state migliorate molte cose come ad esempio le sospensioni pneumatiche che sono state modificate per un miglior assetto (sportivo/comfort). Anche lo sterzo è stato aggiornato con una corona più spessa e più compatibile con le ruote da 20" della Rolls. Grazie a questo aiuto si può far entrare meglio in curva questa auto tenendo sempre conto del peso dell'auto, tuttavia lo sterzo non è precisissimo.

Il pezzo forte di questa Rolls (oltre gli interni di cui parleremo dopo), è il cambio ZF 8 rapporti, semplicemente stupendo quando si va piano,ma, aumentando il passo entra in funzione una tecnologia chiamata "Satellite Aided Transmission" che usa un collegamento GPS per selezionare la marcia giusta nelle curve che si affronteranno. Quindi invece di salire e scendere di marcia al momento sbagliato la Wraith rimarrà nel rapporto giusto secondo la velocità, l'angolo della curva ecc. che stà per affontare. 

Questo intelligente sistema fa in modo di poter utilizzare tutta la coppia del V12 biturbo Bmw. Per il resto dell'elettronica basta dire che questa Rolls è stata equipaggiata con tutto quello che si può scegliere dal magazzino d'elettronica Bmw. 




Per quanto riguarda gli interni, il grande pannello di legno Canadel riprende alcuni stilemi dagli Yacht ed è abbinato ad eleganti finiture in pelle. Lo stile infatti viene ripreso dall'intero abitacolo, tra i dettagli più interessanti si descrive il classico orologio analogico presente al centro della plancia, dotato per l'occasione di lancette color Blood Orange per sottolineare la sportività del modello.



Per quanto riguardano i sedili quattro persone ci siedono comodissime nonostante il tetto spiovente dato anche dal fatto che i sedili posteriori sono come poltrone. Altra cosa importante è che c'è ampio spazio per i bagagli, il tutto presentato con la solita eleganza Rolls-Royce.

Per concludere bisogna dire che è un auto incantevole e che ha carisma da vendere come tutte le Rolls d'altronde, ma non è perfetta in tutto. Il prezzo di questo gioiello?? A partire da €284.299 (con livrea bicolore)



Wraith livrea bicolore

Arrinera Hussarya: Fantasia polacca che diventa realtà

A partire dal fatto che questa auto ha un nome difficilmente pronunciabile, assieme a quella della nota marca svedese "Koenigsegg",essa è la prima supercar che la polonia ci sta offrendo. 


La prima cosa che colpisce in questa auto è la linea e più genericamente lo stile della carrozzeria, che sembra un mix tra Ferrari e Lamborghini, che sono stati creati da un ingegnere inglese di nome LeeNoble e da un certo Pavlo Burkatskyy (ingegnere polacco), oltre ad aver disegnato la carrozzeria LeeNoble è responsabile della progettazione e produzione del telaio, e come se non bastasse è anche membro del consiglio di sorveglianza e un azionista. Inizialmente la Hussarya venne chiamata "Veronaca" perchè quando fu esposta in un salone di azionisti e investitori i giornalisti gli diedero questo nome anche se poi la Arrinera non ha mai usato questo nome. Il nome della vettura deriva
dalla cavalleria Ussara del 16 ° secolo, noti per la loro bellezza, la forza e velocità di spostamento; le caratteristiche che Arrinera Automotive ha voluto infondere nella Hussarya. Parliamo ora delle
prestazioni, che vengono fornite da un motore 6.2 litri V8 sovralimentato e inserito in posizione centrale che sviluppa ben 650 CV (478 kW); la velocità massima è di 340 km/h circa (211 mph) e una accelerazione da ferma a 100 km/h di 3,2 secondi. La provenienza del motore dovrebbe essere americana e per esattezza un LS9, mentre il cambio a sei rapporti che gestisce la trazione posteriore sarà fornito dall'italia. Per gli interni, Arrinera promette tutti i lussi che ci si può aspettare in una supercar moderna, inoltre
promette anche 33 unità di una speciale versione "Serie 33" del Hussarya, con disegni esclusivi per l'esterno e l'interno. Alcune delle opzioni includeranno finiture in fibra di carbonio, un pacchetto di pista con sedili e finimenti da corsa. Il costo di questa auto è poco sopra i 115000€; la produzione comincerà nel 2015. Ecco a voi un piccolo assaggio di cosa sa fare (l'auto qui è in versione test)...


  

Mazda RX 7: Sportiva che regala note alte

Di sicuro tutti coloro che leggeranno questo articolo avranno già visto la RX 7, magari non dal vivo ma da qualche film, da internet o anime (Initial D). Della RX 7 esistono 3 versioni: la prima presentata nel lontano 1978, la seconda nel 1989 e l'ultima nel 1991.
Mazda RX 7 3rd generazione






RX 7 1st generazione
La prima serie dell'auto fu dotata di un motore in grado di erogare 105 CV a 6.000 rpm, e fornito di una coppia motrice di 147 Nm a 4.000 rpm. La vettura aveva lo stile delle auto sportive del tempo con una linea abbastanza spigolosa, dei fari anteriori a scomparsa e una meccanica caratterizzata dalla trazione posteriore. La Mazda aveva l'obbiettivo di concorrere con le sportive europee come ad esempio la Porsche 924 a cui in parte somigliava. C'è qualcosa però che va detto su questa auto e si tratta del suo motore che non è un classico motore, ma si tratta di un motore detto Wankel, cioè un motore rotativo (perché il pistone non si muove di moto rettilineo alternato ma ruota intorno a un asse), grazie a questo la Mazda assicura l'esclusività dei suoi prodotti con la sigla RX 7. Della prima generazione ci fu anche la versione restyling che apportò miglioramenti estetici, e meccanici, come sospensioni, potenza del birotore e freni a disco. Nell'ultimo periodo di produzione di questa generazione si arrivò ad avere ben 115 CV.


Mazda RX7 seconda generazione (detta FC)

Di per sé la seconda generazione di questa vettura non portò cambiamenti radicali ma piccoli e sostanziali miglioramenti estetici e meccanici. Nel 1989 uscii la vettura che si presentava tendenzialmente con la solita linea ma con aspetto totalmente giovanile e moderno per l'epoca (grazie al fatto di avere i paraurti totalmente in tinta con la carrozzeria). Per quanto riguarda la meccanica la nuova generazione venne equipaggiato da un motore da aspirato da 160 CV oppure la versione turbo da 200 CV; in quest'ultima era disponibile una ricchissima dotazione di serie.





Per ciò che riguarda l'ultima generazione detta FD3 (gli appassionati del genere di "giochi automobilistici giapponesi e non" la conoscono molto bene), stiamo parlando di un'auto che grazie alle sue prestazioni poteva competere con la Nissan Skyline e la Toyota Supra e tutte le altre sportive. Il motore montato su questa versione era il 13B REW (birotore a ciclo Wankel da 1308 cm³) sovralimentato da ben due turbo compressori sequenziali  collegati ad intercooler che permettevano all'auto di arrivare a 250 km/h grazie ai suoi 240 CV e alla coppia di circa 300 Nm a 5000 giri al minuto, e assieme alla leggerezza della carrozzeria e del motore garantiva prestazioni elevate. L'estetica venne rivista per adattarla ai canoni degli anni 90; le linee vennero smussate ulteriormente fino ad ottenere una forma molto gradevole che dona alla RX7 un posto fra le più affascinanti sportive giapponesi. Il sistema di turbine sequenziali sviluppato in collaborazione con Hitachi, era composto da un gruppo turbocompressori in blocco unico, consistente di due turbine di ugual dimensioni Hitachi HT12, gemellate nel lato azionato dai gas di scarico provenienti dai rotori. Il sistema, nato per sopperire ai limiti tecnici dei turbocompressori di allora, era stato studiato per fornire una curva di coppia generosa e molto piatta fin dai bassi regimi. Un solo turbocompressore piccolo infatti avrebbe consentito una coppia poderosa ai bassi regimi, ma agli alti tutt'altra cosa; al contrario un turbocompressore molto grosso avrebbe aumentato eccessivamente il ritardo della risposta all'acceleratore (turbo-lag) pur fornendo potenza solo agli alti.
Gli interni della RX7

Mazda rx7 veilside fortune
Di questa nuova RX7 sono disponibili anche le versioni Type R e Type RS che arrivano fino a 280 CV ( che come al solito secondo il segreto professionale ancora in vigore tra i costruttori giapponesi
che limita la potenza massima delle auto di serie, ma la potenza in realtà era superiore ai 300 CV). In effetti, questi motori sono in grado di gestire potenze superiori a quella dichiarata dalla casa produttrice. Un apparente nuovo modello è stato sfornato dalla VeilSide che costruisce un bellissimo body kit in base tuning da montare sull'auto trasformandola totalmente; questo body kit si chiama VeilSide Fortune e compare nel film "Fast and Furious: Tokio drift". Numerose novità erano presenti nel propulsore a partire dal fatto che la RX7 monta due
iniettori per ogni rotore azionati anch'essi in modo sequenziale, in concomitanza con l'entrata in funzionamento dei turbocompressori, questo migliora notevolmente la progressione di giri dell'auto; l'altra grossa novità è l'utilizzo di due candele per sopperire al problema dei veloci spostamenti di combustione nella camera di scoppio. La Mazda su questo modello ha deciso di montare sospensioni multilink al posteriore e all'anteriore un sistema a doppi bracci triangolari sovrapposti entrambi con molle elicoidali e ammortizzatori telescopici; questo assieme ai dischi autoventilati, al bassissimo centro di gravità, il motore anteriore dietro l'asse delle ruote e la trazione al posteriore rendono la RX7 un'auto fantastica da guidare a basse velocità e anche in pista con una maneggevolezza eccellente e un'accelerazione da ferma a 100 km/h in poco più di 5 secondi.
Falken RX7 drift car
Tipico esempio di eleborazione fatta
 da uno specialista del settore

Visto il potenziale di questa auto che la rende ottima gli elaboratori cambiando qualche pezzo (turbina, impianto di scarico, intercooler e radiatore) la portavano velocemente sopra la soglia dei 400 CV; oppure cambiando il motore con il 20B la portano sopra i 600 CV rendendola oltre che ottima per la pista anche per le competizioni di drift.

Mazda RX7 Spirit R



Nell'ultimo anno di produzione la Mazda regala la Spirit R auto ad elevate prestazioni disponibile in tre configurazioni Type A,B e C, una biposto dotata di cambio manuale a cinque rapporti, sedili sportivi Recaro e impianto frenante a disco potenziato. Al giorno d'oggi ci si trova in difficoltà a sentire un motore rotativo perché di RX7 non ce ne sono che passano tutti i giorni per la strada davanti casa, ma la sua succeditrice la RX8 dovrebbe essere all'altezza di questo compito.

Porsche 918: l'Hypercar di Porsche

Nel mondo dell'auto sono presenti varie categorie di auto: le cabrio, le hot hatch, le supercar e molte altre...ma se qualcuno vuole qualcosa di più estremo e costoso bisogna andare a ricercare le HYPERCAR. Ecco cosa la Porsche ha creato per contrastare la Mclaren P1 e LaFerrari della casa di Maranello, le ultime tre hypercar presentate.



Dotata di tre motori: due elettrici posizionati uno nell'asse anteriore e uno nell'asse posteriore e un motore V8 alimentato con la più classica benzina. Totale: 893 cv e 1275 nm di coppia massima scaricati a terra tramite la trazione integrale permessa grazie al motore elettrico anteriore. Nello specifico 608 cv vengono sprigionati dal V8, che è un'evoluzione del motore da competizione montato nel prototipo RS spyder che correva nella serie LMP2 del campionato mondiale endurance. Un motore collaudato e potente che mantiene anche nella 918 la lubrificazione a carter secco. Il motore elettrico posteriore invece eroga 156 cv mentre quello anteriore 126 cv. Quest'ultimi vengono alimentati grazie ad una potente batteria agli ioni di litio, che presenta tra le sue caratteristiche la leggerezza e la potente erogazione dell'energia, raffreddata a liquido e posizionata dietro alla cellula dell'abitacolo per ripartire al meglio i pesi, che in un'auto del genere è una delle cose che bisogna calcolare al meglio per permettere al veicolo di mantenere un'ottima maneggevolezza. Inoltre i due motori servono anche per recuperare l'energia cinetica in frenata, usata poi per ricaricare la batteria. Il cambio di quest'auto e il famoso PDK (Porsche Doppelkupplung) che permette velocità di cambiata nell'ordine dei millisecondi, senza cali nel flusso di potenza erogata dal motore.


Esteticamente l'automobile presenta una linea abbastanza inedita al confronto con gli altri modelli della casa di Stoccarda, molto slanciata e futuristica, i terminali di scarico che escono direttamente da sopra il motore, cosa mai vista prima d'ora in un auto, sono molto belli da vedere e donano qualcosa di particolare all'auto. La carrozzeria non è da coupè come ci si può aspettare da un auto del genere, bensì essa presenta un'impostazione targa, cioè nè roadster nè coupè, che basta però per viaggiare con il vento tra i capelli. I due pannelli che servono per ricoprire il tetto in caso di maltempo sono di carbonio e sono stipati nel bagagliaio anteriore quando non vengono usati.Passando agli interni dell'auto invece troviamo la ciliegina sulla torta. Carbonio, alcantara e altri materiali esotici impreziosiscono gli interni di questo gioiello ingegneristico, migliorati dalla tecnologia del XXI° secolo rappresentata da scermi touchscreen e cruscotti  creati da pannelli TFT che ci permettono di leggere ogni informazione utile in un colpo d'occhio.



Per finire in bellezza, non possono mancare le prestazioni, che in una hypercar sono di altissimo livello. La Porsche 918 scatta da 0 a 100 km/h in soli 2,6 secondi, da 0 a 200 km/h in 7,6 secondi e da 0 a 300 km/h in soli 23 secondi. 

Livrea MARTINI RACING
Inoltre è disponibile la versione Weissach package che rende l'auto più leggera di 40 kg e, a piacimento del cliente, si può scegliere tra due livree: la Salzburg ring o la livrea MARTINI RACING, storico sponsor della Porsche nelle auto da Lemans tra cui la Porsche 917. Nel 2011 invece Porsche decise di gareggiare alla 24 ore del Nurburgring con una Porsche 918 RSR dotata di un volano per il recupero dell'energia cinetica in frenata, che poteva raggiungere i 36.000 rpm e quest'ultimo poteva rilasciare la potenza accumulata, quando la si richiedeva, attraverso un pulsante che permetteva al motore alimentato a benzina in combinazione a quello elettrico di erogare 767 cv di potenza massima.

Porsche 918 RSR



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