Mclaren P1: L' Hooligan delle Hypercar

Ecco la P1 in gita al Nurburgring
Per chi non lo sapesse, gli Hooligans erano quei tifosi di calcio inglesi che negli anni '70 e '80, alla fine delle partite, andavano a combinare disastri per le vie delle città; erano i ribelli dello sport. L' equivalente automobilistico di quei tifosi è proprio la Mclaren P1, e continuando a leggere l'articolo capirete perché.

Nel nostro blog abbiamo parlato in precedenza delle sue rivali: Ferrari LaFerrari e Porsche 918; entrambe auto velocissime, questo non si mette in dubbio, ma non estreme come si può immaginare. Auto con 800 o 900 cv, ma in un certo qual modo semplici da guidare, più simili a una berlina che ad un'auto da corsa. Ecco cosa non è la Mclaren; è il loro esatto contrario. Scorbutica, indomabile, diabolica e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Cominciamo parlando del suo cuore: prendete il motore della MP4-12C e portatelo a quota 737 cv grazie alla modifica dei turbo. Potrebbe bastare dato che la sua precorritrice, la leggendaria Mclaren F1, aveva un motore V12 con 627cv che la rendeva l'auto più veloce del mondo. Alla casa di Woking hanno detto di no ed hanno aggiunto un propulsore elettrico che aggiunge 179 cv, portando il totale a 916 cv. Meno della ferrari, questo è vero, ma non pensiate che venga battuta molto semplicemente. Solo per precisare, il motore elettrico è spinto da 6 moduli di batterie che possono essere ricaricate dalla rete elettrica o direttamente dal V8.


Passiamo ora a ciò che tiene assieme l'auto: il telaio. Nella fattispecie un monoscocca, ormai usatissimo nelle Super e Hypercar, in fibra di carbonio denominato MonoCage che però presenta un particolare abbastanza inedito: nel telaio infatti sono implementate sia le prese d'aria, sia il tetto. Ciò lo rende estremamente rigido come lo si può capire da un numero: 5000 gigapascal. Il peso di tutto questo complesso in carbonio è di 90 kg che rende il veicolo più leggero, grazie anche all'adozione di stratagemmi per limare il peso come ad esempio gli interni in carbonio che non presentano lo strato superiore di resina trasparente oppure il parabrezza studiato in modo da togliere altri 3,5 kg, in confronto a quello della 12C. Potrebbero sembrare piccolezze, ma se si pensa che alla Porsche hanno deciso di sostituire lo stemma in alluminio con un adesivo nella loro 911 gt2 rs per risparmiare peso, questo fa pensare quanto i produttori siano accaniti nel togliere anche solo pochi grammi. 


Stilisticamente parlando, a mio parere, non siamo di fronte ad un'auto di assoluta bellezza, ma da questo punto di vista tutto è soggettivo. In realtà la sua linea è stata studiata all'interno della galleria del vento per riuscire a sfruttare ogni millimetro cubo d'aria. La P1 infatti fende l'aria come fosse burro, ma allo stesso tempo riesce a raggiungere dei picchi di portanza impressionanti. Basti pensare che la punta massima di portanza al posteriore è di 600 kg. Cioè è come correre con un'auto da F1 in cima all'alettone!



Per finire, non posso non parlare degli interni: come per le sue rivali, anche Mclaren ha optato per la fibra di carbonio in gran quantità, e come accennato in precedenza questa fibra è senza lo strato lucido che la rende più grezza, ma che dà un senso di oscurità agli interni. Questa oscurità viene squarciata dallo schermo presente nel tunnel centrale, dalla quale si possono comandare buona parte delle funzionalità dell'auto.

Toyota Supra: La sportiva di casa Toyota

L'auto si presenta con una linea dolce, molto sinuosa, piena di curve e gradevole alla vista; ma sotto quel cofano c'è un motore tutt'altro che delicato. 
Toyota Supra 4° generazione 

 Prima di parlare dell'auto qui sopra è bene accennare qualcosa sulle sue precorritrici. Per quello che riguarda la prima generazione (1981) va detto che fu pensata come modello di lusso della Toyota Celica e che tale modello venne dotato di un propulsore 2,8 litri e uno spoiler posteriore(A40). La seconda invece venne lanciata nel mercato solo due anni dopo della prima rivoluzionando la linea con dei nuovi fari a scomparsa (viene chiamata anche A60). 
Toyota Supra Turbo A
La terza fu la generazione (A70) che cambiò le carte in tavola perchè fu in questa che la supra fu un modello vero e proprio che non aveva niente a che fare con la Celica, questa monta un propulsore chiamato 7M da 3 litri turbo che eroga 230 CV e 320 Nm circa di coppia sulla trazione posteriore; la meccanica viene presa dalla Toyota Soarer e le sospensioni dalla Toyota GT2000. in breve tempo
vengono messe sul mercato delle versioni come la GT limited (dotata di un propulsore 7M-GTEU DOHC24 turbo dalla potenza di 240 CV con 342 Nm di coppia e un novo impianto frenante con quattro freni a disco autoventilati), la Turbo A (introdotta per ottenere l'omologazione al JGTC, viene dotata di un motore 7M-GTEU 3.0 turbo da 270 CV, di pneumatici maggiorati e di sospensioni rinforzate), la Turbo R (con motore da 2.5 litri biturbo gestito da un cambio manuale a sei marce erogava la potenza di 280 CV con coppia di 362 Nm, la Turbo R viene equipaggiata con differenziale Torsen, sospensioni Blistein, sedili Recaro, volante Momo e un nuovo frontale con prese per l'aria per raffreddare l'impianto frenante) solo per il mercato nipponico. Negli anni successivi al 1987 la dotazione della vettura è stata ampliata, sono stati introdotti l'ABS , il TEMS (Toyota Electronically Modulated Suspension, sistema di regolazione elettronico delle sospensioni) e l'ACIS (Acoustic Controlled Induction System), inoltre venne implementato un sottotelaio.

Tipico esempio di come questa auto se modificata con accortezza possa risultare stupenda

Nel 1993 la storia cambia con la quarta generazione che essendo una rivale delle Nissan Skyline, della RX7, della NSX ha bisogno di un propulsore più potente e la Toyota decide di optare per il 2JZ da 3 litri DOHC a sei cilindri in linea biturbo che eroga 280 CV e una coppia di 431 Nm (ma come sempre con qualche piccola modifica si arriva velocemente a più di 300CV), mentre per chi volesse un motore più tranquillo può scegliere la versione aspirata del medesimo da 225 CV; questi propulsori sono gestiti da diversi tipi di cambio Getrag, uno automatico a 4 marce o uno manuale a 6 rapporti. Nella versione più potente (la biturbo) l'accelerazione da zero a 100 km/h è di poco sopra i 4,5 secondi e la velocità massima è pari a 250 km/h (autolimitata). Le sospensioni hanno uno schema a doppio triangolo sulle quattro ruote; gli interni diventano sportivi per rimanere in tema con l'auto. La Supra è caratterizzata da un ABS con controllo di imbardata e un sistema di sensori individuali in base al quale i freni sono controllati individualmente a seconda della velocità e dell'angolo. Questo ha permesso alla Supra di registrare uno spazio di frenata di 45 m da 113 km/h a zero; questo record è stato battuto nel 2004 da una Porsche, la Carrera GT, che lo fa in 44 m.

Non possono mai mancare le versioni elaborate e in questo la TRD (Toyota Racing Developmen) fa sempre un egregio lavoro, si tratta di una versione ad alte prestazioni della Supra, denominata TRD 3000GT, l'auto risulta più larga di 50 mm rispetto alla vettura standard per via dei rigonfiamenti apportati ai paraurti che alloggiano nuovi pneumatici allargati; lo spoiler posteriore include diffusori da corsa e un alettone regolabile; sono state inserite nuove sospensioni sportive irrigidite per migliorare la manovrabilità ed è stato installato un nuovo terminale di scarico sportivo. 


Gli appassionati stanno ancora aspettando la nuova Supra e a proposito di questo la gente pensa che la nuova supra possa essere la FT-1(auto di cui si sa poco ma è stata concepita sulle orme della 2000GT, la Supra e la MR-2), ma ci sono ancora le idee molto confuse perché si vedono girare numerosi concept, speriamo che si abbiano informazioni più attendibili per ora l'unica attendibile è quella di casa Toyota (la nuova Supra potrebbe essere alimentata da un 3.5 litri V-6 ibrido da oltre 400 CV); ci sarà da aspettare ancora un pò...
Concept Supra (Toyota FT-HS)

Rolls Royce Wraith: La Rolls più sportiva mai creata




Il nome esatto si pronuncia "reith"!. E significa Apparizione, a  certe persone potrebbe sembrare un po' esagerato come nome, ad altri (come me) lo trova abbastanza affascinante. Riassume tutta l'essenza di un marchio noto e prestigioso come la Rolls-Royce. Un marchio inglese che dal 1904 costruisce solo auto importanti e lussuriose, fatte apposta per meritare quel nome e quel fantastico stemma lo "spirit of ectsasy".

Spirit of Ectsasy


Basta parlare di generalità come nome o storia del marchio, parliamo invece di questo nuovo ed affascinante modello, anche se l'aggettivo affascinante non lo ritengo il più appropriato, direi piuttosto sportivo. Proprio così, la wraith è il modello più veloce e sportivo che la Rolls-Royce abbia mai creato. Una Rolls dalla linea filante e dinamica, senza togliere niente ai bellissimi particolari tipici delle "Rolls" (come l'impronta del cofano e della mascherina).


La Rolls Wraith al salone di Ginevra

Cominciamo quindi parlando del propulsore, premendo il tasto d'accensione, mettiamo in moto niente meno che un V12 biturbo che si accende con grande vitalità. La cilindrata è di 6.6 litri ed eroga 632 cv (il motore più potente mai montato su una rolls-royce), questo propulsore è di derivazione Bmw, infatti questo V12 biturbo 6.6 litri è lo stesso montato anche nella Bmw 760Li. Per fare un esempio pratico della maggior potenza di quest'auto, la paragoniamo alla sua antecedente ossia la Ghost che produceva 570 cv con un peso di 2360 kg, rispetto ai 632 cv con 2400 kg di peso quindi un rapporto peso/potenza leggermente più basso ma che fanno acquistare all'auto una sportività maggiore.



Grazie agli 800 Nm di coppia inviati alle ruote posteriori, questa Rolls stacca lo 0-100 Km/h in 4.6 sec. diventando la più veloce dell'intera gamma Rolls-royce, con una velocità di punta autolimitata (elettronicamente) a 250 Km/h. In sostanza grandi prestazioni per un'auto che pesa 2400 kg.




Le recensioni di questa Rolls parlano chiaro, è fantastica! Di certo non è un'auto da track day anche se è veloce, ma quella sensazione che da l'handling Rolls-Royce non la può dare nessun altra auto, come la famosa sensazione di "scivolamento" alla partenza. Nel concepimento di quest'auto sono state migliorate molte cose come ad esempio le sospensioni pneumatiche che sono state modificate per un miglior assetto (sportivo/comfort). Anche lo sterzo è stato aggiornato con una corona più spessa e più compatibile con le ruote da 20" della Rolls. Grazie a questo aiuto si può far entrare meglio in curva questa auto tenendo sempre conto del peso dell'auto, tuttavia lo sterzo non è precisissimo.

Il pezzo forte di questa Rolls (oltre gli interni di cui parleremo dopo), è il cambio ZF 8 rapporti, semplicemente stupendo quando si va piano,ma, aumentando il passo entra in funzione una tecnologia chiamata "Satellite Aided Transmission" che usa un collegamento GPS per selezionare la marcia giusta nelle curve che si affronteranno. Quindi invece di salire e scendere di marcia al momento sbagliato la Wraith rimarrà nel rapporto giusto secondo la velocità, l'angolo della curva ecc. che stà per affontare. 

Questo intelligente sistema fa in modo di poter utilizzare tutta la coppia del V12 biturbo Bmw. Per il resto dell'elettronica basta dire che questa Rolls è stata equipaggiata con tutto quello che si può scegliere dal magazzino d'elettronica Bmw. 




Per quanto riguarda gli interni, il grande pannello di legno Canadel riprende alcuni stilemi dagli Yacht ed è abbinato ad eleganti finiture in pelle. Lo stile infatti viene ripreso dall'intero abitacolo, tra i dettagli più interessanti si descrive il classico orologio analogico presente al centro della plancia, dotato per l'occasione di lancette color Blood Orange per sottolineare la sportività del modello.



Per quanto riguardano i sedili quattro persone ci siedono comodissime nonostante il tetto spiovente dato anche dal fatto che i sedili posteriori sono come poltrone. Altra cosa importante è che c'è ampio spazio per i bagagli, il tutto presentato con la solita eleganza Rolls-Royce.

Per concludere bisogna dire che è un auto incantevole e che ha carisma da vendere come tutte le Rolls d'altronde, ma non è perfetta in tutto. Il prezzo di questo gioiello?? A partire da €284.299 (con livrea bicolore)



Wraith livrea bicolore

Arrinera Hussarya: Fantasia polacca che diventa realtà

A partire dal fatto che questa auto ha un nome difficilmente pronunciabile, assieme a quella della nota marca svedese "Koenigsegg",essa è la prima supercar che la polonia ci sta offrendo. 


La prima cosa che colpisce in questa auto è la linea e più genericamente lo stile della carrozzeria, che sembra un mix tra Ferrari e Lamborghini, che sono stati creati da un ingegnere inglese di nome LeeNoble e da un certo Pavlo Burkatskyy (ingegnere polacco), oltre ad aver disegnato la carrozzeria LeeNoble è responsabile della progettazione e produzione del telaio, e come se non bastasse è anche membro del consiglio di sorveglianza e un azionista. Inizialmente la Hussarya venne chiamata "Veronaca" perchè quando fu esposta in un salone di azionisti e investitori i giornalisti gli diedero questo nome anche se poi la Arrinera non ha mai usato questo nome. Il nome della vettura deriva
dalla cavalleria Ussara del 16 ° secolo, noti per la loro bellezza, la forza e velocità di spostamento; le caratteristiche che Arrinera Automotive ha voluto infondere nella Hussarya. Parliamo ora delle
prestazioni, che vengono fornite da un motore 6.2 litri V8 sovralimentato e inserito in posizione centrale che sviluppa ben 650 CV (478 kW); la velocità massima è di 340 km/h circa (211 mph) e una accelerazione da ferma a 100 km/h di 3,2 secondi. La provenienza del motore dovrebbe essere americana e per esattezza un LS9, mentre il cambio a sei rapporti che gestisce la trazione posteriore sarà fornito dall'italia. Per gli interni, Arrinera promette tutti i lussi che ci si può aspettare in una supercar moderna, inoltre
promette anche 33 unità di una speciale versione "Serie 33" del Hussarya, con disegni esclusivi per l'esterno e l'interno. Alcune delle opzioni includeranno finiture in fibra di carbonio, un pacchetto di pista con sedili e finimenti da corsa. Il costo di questa auto è poco sopra i 115000€; la produzione comincerà nel 2015. Ecco a voi un piccolo assaggio di cosa sa fare (l'auto qui è in versione test)...


  

Mazda RX 7: Sportiva che regala note alte

Di sicuro tutti coloro che leggeranno questo articolo avranno già visto la RX 7, magari non dal vivo ma da qualche film, da internet o anime (Initial D). Della RX 7 esistono 3 versioni: la prima presentata nel lontano 1978, la seconda nel 1989 e l'ultima nel 1991.
Mazda RX 7 3rd generazione






RX 7 1st generazione
La prima serie dell'auto fu dotata di un motore in grado di erogare 105 CV a 6.000 rpm, e fornito di una coppia motrice di 147 Nm a 4.000 rpm. La vettura aveva lo stile delle auto sportive del tempo con una linea abbastanza spigolosa, dei fari anteriori a scomparsa e una meccanica caratterizzata dalla trazione posteriore. La Mazda aveva l'obbiettivo di concorrere con le sportive europee come ad esempio la Porsche 924 a cui in parte somigliava. C'è qualcosa però che va detto su questa auto e si tratta del suo motore che non è un classico motore, ma si tratta di un motore detto Wankel, cioè un motore rotativo (perché il pistone non si muove di moto rettilineo alternato ma ruota intorno a un asse), grazie a questo la Mazda assicura l'esclusività dei suoi prodotti con la sigla RX 7. Della prima generazione ci fu anche la versione restyling che apportò miglioramenti estetici, e meccanici, come sospensioni, potenza del birotore e freni a disco. Nell'ultimo periodo di produzione di questa generazione si arrivò ad avere ben 115 CV.


Mazda RX7 seconda generazione (detta FC)

Di per sé la seconda generazione di questa vettura non portò cambiamenti radicali ma piccoli e sostanziali miglioramenti estetici e meccanici. Nel 1989 uscii la vettura che si presentava tendenzialmente con la solita linea ma con aspetto totalmente giovanile e moderno per l'epoca (grazie al fatto di avere i paraurti totalmente in tinta con la carrozzeria). Per quanto riguarda la meccanica la nuova generazione venne equipaggiato da un motore da aspirato da 160 CV oppure la versione turbo da 200 CV; in quest'ultima era disponibile una ricchissima dotazione di serie.





Per ciò che riguarda l'ultima generazione detta FD3 (gli appassionati del genere di "giochi automobilistici giapponesi e non" la conoscono molto bene), stiamo parlando di un'auto che grazie alle sue prestazioni poteva competere con la Nissan Skyline e la Toyota Supra e tutte le altre sportive. Il motore montato su questa versione era il 13B REW (birotore a ciclo Wankel da 1308 cm³) sovralimentato da ben due turbo compressori sequenziali  collegati ad intercooler che permettevano all'auto di arrivare a 250 km/h grazie ai suoi 240 CV e alla coppia di circa 300 Nm a 5000 giri al minuto, e assieme alla leggerezza della carrozzeria e del motore garantiva prestazioni elevate. L'estetica venne rivista per adattarla ai canoni degli anni 90; le linee vennero smussate ulteriormente fino ad ottenere una forma molto gradevole che dona alla RX7 un posto fra le più affascinanti sportive giapponesi. Il sistema di turbine sequenziali sviluppato in collaborazione con Hitachi, era composto da un gruppo turbocompressori in blocco unico, consistente di due turbine di ugual dimensioni Hitachi HT12, gemellate nel lato azionato dai gas di scarico provenienti dai rotori. Il sistema, nato per sopperire ai limiti tecnici dei turbocompressori di allora, era stato studiato per fornire una curva di coppia generosa e molto piatta fin dai bassi regimi. Un solo turbocompressore piccolo infatti avrebbe consentito una coppia poderosa ai bassi regimi, ma agli alti tutt'altra cosa; al contrario un turbocompressore molto grosso avrebbe aumentato eccessivamente il ritardo della risposta all'acceleratore (turbo-lag) pur fornendo potenza solo agli alti.
Gli interni della RX7

Mazda rx7 veilside fortune
Di questa nuova RX7 sono disponibili anche le versioni Type R e Type RS che arrivano fino a 280 CV ( che come al solito secondo il segreto professionale ancora in vigore tra i costruttori giapponesi
che limita la potenza massima delle auto di serie, ma la potenza in realtà era superiore ai 300 CV). In effetti, questi motori sono in grado di gestire potenze superiori a quella dichiarata dalla casa produttrice. Un apparente nuovo modello è stato sfornato dalla VeilSide che costruisce un bellissimo body kit in base tuning da montare sull'auto trasformandola totalmente; questo body kit si chiama VeilSide Fortune e compare nel film "Fast and Furious: Tokio drift". Numerose novità erano presenti nel propulsore a partire dal fatto che la RX7 monta due
iniettori per ogni rotore azionati anch'essi in modo sequenziale, in concomitanza con l'entrata in funzionamento dei turbocompressori, questo migliora notevolmente la progressione di giri dell'auto; l'altra grossa novità è l'utilizzo di due candele per sopperire al problema dei veloci spostamenti di combustione nella camera di scoppio. La Mazda su questo modello ha deciso di montare sospensioni multilink al posteriore e all'anteriore un sistema a doppi bracci triangolari sovrapposti entrambi con molle elicoidali e ammortizzatori telescopici; questo assieme ai dischi autoventilati, al bassissimo centro di gravità, il motore anteriore dietro l'asse delle ruote e la trazione al posteriore rendono la RX7 un'auto fantastica da guidare a basse velocità e anche in pista con una maneggevolezza eccellente e un'accelerazione da ferma a 100 km/h in poco più di 5 secondi.
Falken RX7 drift car
Tipico esempio di eleborazione fatta
 da uno specialista del settore

Visto il potenziale di questa auto che la rende ottima gli elaboratori cambiando qualche pezzo (turbina, impianto di scarico, intercooler e radiatore) la portavano velocemente sopra la soglia dei 400 CV; oppure cambiando il motore con il 20B la portano sopra i 600 CV rendendola oltre che ottima per la pista anche per le competizioni di drift.

Mazda RX7 Spirit R



Nell'ultimo anno di produzione la Mazda regala la Spirit R auto ad elevate prestazioni disponibile in tre configurazioni Type A,B e C, una biposto dotata di cambio manuale a cinque rapporti, sedili sportivi Recaro e impianto frenante a disco potenziato. Al giorno d'oggi ci si trova in difficoltà a sentire un motore rotativo perché di RX7 non ce ne sono che passano tutti i giorni per la strada davanti casa, ma la sua succeditrice la RX8 dovrebbe essere all'altezza di questo compito.

Porsche 918: l'Hypercar di Porsche

Nel mondo dell'auto sono presenti varie categorie di auto: le cabrio, le hot hatch, le supercar e molte altre...ma se qualcuno vuole qualcosa di più estremo e costoso bisogna andare a ricercare le HYPERCAR. Ecco cosa la Porsche ha creato per contrastare la Mclaren P1 e LaFerrari della casa di Maranello, le ultime tre hypercar presentate.



Dotata di tre motori: due elettrici posizionati uno nell'asse anteriore e uno nell'asse posteriore e un motore V8 alimentato con la più classica benzina. Totale: 893 cv e 1275 nm di coppia massima scaricati a terra tramite la trazione integrale permessa grazie al motore elettrico anteriore. Nello specifico 608 cv vengono sprigionati dal V8, che è un'evoluzione del motore da competizione montato nel prototipo RS spyder che correva nella serie LMP2 del campionato mondiale endurance. Un motore collaudato e potente che mantiene anche nella 918 la lubrificazione a carter secco. Il motore elettrico posteriore invece eroga 156 cv mentre quello anteriore 126 cv. Quest'ultimi vengono alimentati grazie ad una potente batteria agli ioni di litio, che presenta tra le sue caratteristiche la leggerezza e la potente erogazione dell'energia, raffreddata a liquido e posizionata dietro alla cellula dell'abitacolo per ripartire al meglio i pesi, che in un'auto del genere è una delle cose che bisogna calcolare al meglio per permettere al veicolo di mantenere un'ottima maneggevolezza. Inoltre i due motori servono anche per recuperare l'energia cinetica in frenata, usata poi per ricaricare la batteria. Il cambio di quest'auto e il famoso PDK (Porsche Doppelkupplung) che permette velocità di cambiata nell'ordine dei millisecondi, senza cali nel flusso di potenza erogata dal motore.


Esteticamente l'automobile presenta una linea abbastanza inedita al confronto con gli altri modelli della casa di Stoccarda, molto slanciata e futuristica, i terminali di scarico che escono direttamente da sopra il motore, cosa mai vista prima d'ora in un auto, sono molto belli da vedere e donano qualcosa di particolare all'auto. La carrozzeria non è da coupè come ci si può aspettare da un auto del genere, bensì essa presenta un'impostazione targa, cioè nè roadster nè coupè, che basta però per viaggiare con il vento tra i capelli. I due pannelli che servono per ricoprire il tetto in caso di maltempo sono di carbonio e sono stipati nel bagagliaio anteriore quando non vengono usati.Passando agli interni dell'auto invece troviamo la ciliegina sulla torta. Carbonio, alcantara e altri materiali esotici impreziosiscono gli interni di questo gioiello ingegneristico, migliorati dalla tecnologia del XXI° secolo rappresentata da scermi touchscreen e cruscotti  creati da pannelli TFT che ci permettono di leggere ogni informazione utile in un colpo d'occhio.



Per finire in bellezza, non possono mancare le prestazioni, che in una hypercar sono di altissimo livello. La Porsche 918 scatta da 0 a 100 km/h in soli 2,6 secondi, da 0 a 200 km/h in 7,6 secondi e da 0 a 300 km/h in soli 23 secondi. 

Livrea MARTINI RACING
Inoltre è disponibile la versione Weissach package che rende l'auto più leggera di 40 kg e, a piacimento del cliente, si può scegliere tra due livree: la Salzburg ring o la livrea MARTINI RACING, storico sponsor della Porsche nelle auto da Lemans tra cui la Porsche 917. Nel 2011 invece Porsche decise di gareggiare alla 24 ore del Nurburgring con una Porsche 918 RSR dotata di un volano per il recupero dell'energia cinetica in frenata, che poteva raggiungere i 36.000 rpm e quest'ultimo poteva rilasciare la potenza accumulata, quando la si richiedeva, attraverso un pulsante che permetteva al motore alimentato a benzina in combinazione a quello elettrico di erogare 767 cv di potenza massima.

Porsche 918 RSR



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BMW M3 E46: la M più pistaiola di tutte


M3. Una sola sigla per definire la brutalità meccanica di un auto capace di far emozionare gli appassionati di auto di tutto il mondo. Un'auto da pista omologata per poter girare per le nostre strade, con la sua linea apparentemente normale ma che invece riesce a scatenare il putiferio quando si preme il pedale del gas. 


Queste parole sono la sintesi di un'auto nata per dominare i campionati dove doveva correre, omologata inizialmente in pochi esemplari e poi visto il successo di vendite BMW decise di metterla nel proprio listino. Stiamo parlando della M3 E30, la progenitrice della stirpe di M3 che hanno reso famosa la casa di Monaco nel mondo e nel motorsport. 

Ma passando alla M3 E46 possiamo trovare l'apice tecnico del mitico 6 cilindri in linea usato dalla casa dell'elica per motorizzare le proprie auto più sportive. Il primo 6 cilindri infatti fu introdotto con l'uscita della M3 E36 denominato con la sigla s50b30. Poteva vantare 3.0 l di cilindrata e 286 cv ma cosa più importante, era dotato del sistema di controllo elettronico di apertura e chiusura delle valvole denominato VANOS(lontanissimo parente del sistema vtec honda). Ma nel modello E46 vennero apportate numerose modifiche a cominciare dalla cilindrata portata da 3.0 l a 3.2 l, fu modificato l'impianto di aspirazione e di scarico e venne introdotto il doppio VANOS l'evoluzione del controllo elettronico presente nell'antenata E36. Queste modifiche portarono la potenza da 286 cv a 343 cv, disponibili a quota 7900 rpm. Il numero di rpm di quest'auto è un'altro dei suoi punti forti che permettono di spremere ogni singolo cv dal nuovo propulsore denominato s54b32. Esternamente la linea non si discosta molto dalla BMW serie 3 normale della serie E46 a parte l'altezza da terra, un piccolo spoiler, paraurti diversi e i quattro terminali di scarico. Ma e la sostanza che conta, e nella M3 c'è nè molta. Oltre al potente motore 6 cilindri ad aspirazione naturale possiamo trovare un cambio che all'epoca era estremamente innovativo: l'SMG 2(ovverosia Sequenzielles Motorsport Getriebe). Questo cambio nato dall'esperienza BMW nel campionato di Formula 1 permetteva cambiate così veloci che ancora oggi le auto faticano ad eguagliare. Le cambiate infatti avvenivano in soli 80 millisecondi, inoltre per scattare ancora più ferocemente da fermi era disponibile il Launch control. Tutto ciò rendeva la M3 un'auto più simile ad un'auto da corsa, ma questo non bastava a BMW che nel 2003 lanciò nel mercato una versione ancora più estrema della M3. la CSL.
LA CSL
La CSL (acronimo di Coupè Sport Lightweight) uscì nel marzo 2003 e rendeva la M3 di serie ancora più leggera e potente. Infatti grazie alla fibra di carbonio, ai sedili a guscio, cofano posteriore allegerito e cerchi BBS da 19' in alluminio il peso diminuì di 110 kg. La potenza invece passo da 343 cv a 360 cv grazie all'uso di nuovi alberi a camme e valvole, di una nuova centralina e di un'aspirazione migliorata con airbox, anch'esso in carbonio. E per non farsi mancare niente la casa di Monaco ha dotato la sua auto di pneumatici semislick che rendono la CSL incredibilmente composta in curva. Tutte queste modifiche hanno permesso alla CSL di girare nel mitico nordschleife in soli 7.50 minuti ,cioè 32 secondi più veloce della M3 E46 normale. Esternamente possiamo trovare lo splitter anteriore e il tetto carbonio, il cofano posteriore con uno spoiler più pronunciato e i fantastici cerchi da BBS.  





Nel 2001 poi per gareggiare nell'ALMS la BMW presentò la M3 GTR, cioè la versione da gara. Questa auto per essere all'altezza delle Porsche fu dotata di un motore V8 da 500 cv che nei pochi esemplari stradali necessari per l'omologazione fu depotenziato a 350 cv.






-Riccardo-

Le grandi Maserati: La Quattroporte del 1963






La clientela Maserati degli anni sessanta guidava con grande stupore e piacere la 3500 GT, il primo gran turismo all'italiana.

Comunque gli stessi clienti desideravano possedere una vettura più spaziosa, ma altrettanto veloce ed affidabile. In quegli anni il mercato era diviso tra le GT 2+2 Ferrari, Maserati, Jaguar, Aston Martin e le grosse e tranquille berline  Rolls-Royce, Mercedes 300 SE, Jaguar Mark X, che al massimo raggiungevano i 200 Km/h.

Quattroporte 1 - prima serie
Negli Stati Uniti in quegli anni venivano effettuati tentativi di allestire alcuni modelli di berline ad alte prestazioni, che ben presto si erano arenati. Anche in Maserati sussistevano notevoli perplessità nel percorrere questa strada, avendo il timore che il mercato nazionale non fosse pronto a ricevere questo tipo di prodotto pregiato.


La Quattroporte è stata l'auto più controversa della storia centennale Maserati.
La sua messa in produzione fu lungamente sofferta dato che il prodotto era così importante ed innovativo, ed il successo appariva un po tanto incerto. La struttura comunque, poneva problemi nuovi e mai affrontati; il motore era già stato definito ancora nel 1956: doveva essere il V8 di 90°.
Intanto quel motore andava ad equipaggiare le 36 unità della 500 GT dei primi anni sessanta. Portato a 4136cc erogava 260cv a soli 5000 giri/min con un ottima coppia già a 3000 giri/min.
Il cambio era l'affidabile ZF-S5-325 a 5 velocità, o a richiesta c'era l'automatico Borg Warner. Per il ponte posteriore si optò per il De Dion delle leggendarie 250F e 300S per consentire una guida sportiva anche se con un passo di 2750 mm ed un peso di 2000 Kg a pieno carico. Il telaio, di nuova concezione, era in lamiera scatolata, portante con la carrozzeria.



La Quattroporte fu presentata al Salone di Torino nel novembre del 1963 insieme al "coupè Mistral" (disegnata dal designer "Frua").
La nuova berlina era in grado di ospitare cinque passeggeri che potevano mettere le loro valige in un ampio vano bagagli. La vettura raggiungeva i 230 km/h ed accelerava da 0-100 km/h in 8 sec. Alla velocità di crociera (superiore ai 200 km/h) la Quattroporte garantiva lunghi viaggi nel massimo confort, non c'era berlina che la potesse superare! 
Quattroporte 1 - seconda versione
Gli interni erano realizzati in pelle Connolly, i vetri delle porte particolarmente curvi per l'epoca erano a comando elettrico, mentre il condizionatore era disponibile solo su richiesta.
La produzione totale solo della "prima serie" (iniziata nel 1964) fu di 260 unità.
Nel 1963 questa berlina di lusso aveva l'astronomico prezzo di 6.230.000 lire.


Da questo splendido modello ebbe inizio la serie delle Quattroporte della Casa del Tridente composta da 7 versioni che si susseguiranno per ben 51 anni.


-Vittorio-